Bandi per artigiani 2026: guida operativa per candidarsi ora

Le misure prioritarie da verificare subito sono il Fondo del MIMIT per le imprese artigiane, la Nuova Sabatini per l’acquisto di macchinari, il Bando ISI dell’INAIL per la sicurezza sul lavoro e i bandi regionali dedicati alla digitalizzazione. Il primo passo concreto è verificare la regolarità del DURC, l’iscrizione al Registro delle Imprese e la coerenza del codice ATECO con il progetto di investimento, per poi attivare un monitoraggio costante delle scadenze. Questa guida spiega requisiti, spese ammissibili e procedura pratica per ogni misura.
In breve:
- Le misure nazionali più importanti sono il Fondo del MIMIT con 50 milioni di euro, la Nuova Sabatini, il Bando ISI dell’INAIL e i bandi regionali di digitalizzazione, rivolti a imprese artigiane con requisiti specifici.
- È fondamentale verificare la regolarità del DURC, l’iscrizione al Registro delle Imprese e la coerenza del codice ATECO con l’investimento prima di procedere, rispettando le scadenze e i requisiti tecnici del bando.
- Le spese ammissibili comprendono principalmente macchinari, software, opere edili e consulenze tecniche, mentre le spese precedenti alla domanda o l’IVA recuperabile sono di solito escluse.
- Per candidarsi con successo, occorre preparare tutta la documentazione in anticipo, verificare requisiti e spese accettate e seguire una procedura organizzata passo dopo passo.
- Finanzia supporta gli artigiani con sistemi di matching automatico, documentazione precompilata e assistenza di esperti, facilitando la ricerca e la presentazione delle domande di finanziamento.
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Indice
- Quali sono i bandi per artigiani attivi a livello nazionale?
- Come trovare i bandi regionali giusti per la propria attività?
- Quali documenti servono per candidarsi a un bando?
- Quali spese finanziano davvero i bandi per artigiani?
- Come si presenta la domanda passo dopo passo?
- Come vengono valutate le domande e perché vengono escluse?
- Cosa succede fiscalmente dopo aver ricevuto il contributo?
- Come Finanzia supporta la candidatura ai bandi per artigiani
- Perché puntare ora su digitalizzazione e Industria 4.0
- Come iniziare con Finanzia: piani e consulenza per artigiani
- Dove verificare bandi e normative aggiornate
- Fonti
- Domande frequenti
Quali sono i bandi per artigiani attivi a livello nazionale?
Il quadro delle agevolazioni nazionali per le imprese artigiane nel 2026 ruota attorno a quattro strumenti che, insieme, coprono la maggior parte delle esigenze di investimento: dal macchinario alla sicurezza, dalla digitalizzazione alla riqualificazione energetica.
Il MIMIT ha istituito un Fondo dedicato alla promozione, allo sviluppo e alla crescita delle imprese artigiane con una dotazione complessiva di 50 milioni di euro, ripartita in 20 milioni per il 2027 e 30 milioni per il 2028. Il comunicato ministeriale precisa che le agevolazioni saranno riservate alle imprese in possesso dei requisiti previsti dalla legge quadro sull’artigianato, con particolare attenzione al ruolo diretto e prevalente dell’imprenditore nell’attività svolta. Non si tratta quindi di un fondo generico per micro e piccole imprese, ma di uno strumento pensato specificamente per chi esercita l’attività artigiana in prima persona, con macchinari propri o competenze tecniche dirette.
La Nuova Sabatini resta lo strumento più utilizzato dagli artigiani per finanziare beni strumentali nuovi: macchinari, impianti, attrezzature, hardware e software connessi all’attività produttiva. Funziona tramite un contributo statale in conto interessi che abbatte il costo di un finanziamento bancario o in leasing, e negli anni si è consolidata come misura strutturale, non legata a click day con dotazioni che si esauriscono in poche ore. Chi acquista un tornio a controllo numerico, un centro di lavoro CNC o un impianto di verniciatura robotizzato rientra tipicamente in questa categoria.
Il Bando ISI dell’INAIL copre un’esigenza diversa ma altrettanto concreta: gli investimenti in salute e sicurezza sul lavoro. Per un artigiano che opera con macchine utensili, sostanze chimiche o in cantiere, questo bando finanzia l’acquisto di dispositivi di protezione collettiva, sistemi di aspirazione, impianti di sicurezza e macchinari meno rumorosi o meno pericolosi rispetto a quelli sostituiti. È una misura spesso sottovalutata perché percepita come “burocratica”, ma in realtà premia investimenti che l’artigiano dovrebbe fare comunque per adeguarsi alle normative.

A questi si aggiungono voucher digitali e, dove applicabili, i bandi dei Programmi Regionali FESR 2021-2027, che in diverse regioni finanziano la transizione digitale e le fonti rinnovabili nelle imprese. Un esempio concreto è il bando dell’Emilia-Romagna sul supporto all’utilizzo di fonti rinnovabili nelle imprese, che mostra come i fondi europei si intreccino con le priorità nazionali di transizione ecologica.
In sintesi, le misure nazionali tendono a premiare due tipologie di progetto:
- Investimento fisico: acquisto di macchinari, impianti, attrezzature o mezzi strumentali all’attività (Nuova Sabatini, ISI-INAIL per la componente sicurezza).
- Digitalizzazione dei processi: software gestionali, e-commerce, automazione di produzione o magazzino, cybersicurezza (voucher digitali, alcuni bandi FESR regionali).
Capire in quale categoria rientra il proprio progetto è il primo filtro per orientarsi tra decine di avvisi attivi contemporaneamente, ed è anche il criterio che userete per restringere la ricerca sui portali regionali e sulle piattaforme di finanza agevolata.
Come trovare i bandi regionali giusti per la propria attività?
I bandi regionali per artigiani cambiano ogni anno per dotazione, requisiti e finestre di apertura, e spesso restano sconosciuti a chi non consulta regolarmente i portali ufficiali. A differenza delle misure nazionali, qui la variabilità territoriale è la regola, non l’eccezione.
Per orientarsi nella ricerca, seguite questa sequenza:
- Partite dal portale della vostra Regione. Le pagine dedicate alle agevolazioni per le imprese, come quella della Regione Piemonte, restano la fonte primaria e più aggiornata per conoscere gli avvisi in corso e le scadenze.
- Consultate la Camera di Commercio (CCIAA) di competenza. Molte CCIAA pubblicano bandi propri, spesso rivolti a filiere specifiche come il turismo o l’artigianato locale, con dotazioni più contenute ma requisiti meno affollati di richiedenti.
- Filtrate per codice ATECO. Molti avvisi regionali sono aperti solo a determinate divisioni ATECO: verificate sempre che il vostro codice primario rientri tra quelli ammessi prima di preparare la documentazione.
- Controllate la sede operativa richiesta. Quasi tutti i bandi regionali impongono che l’unità locale o la sede legale sia radicata nel territorio regionale, non solo la sede fiscale.
- Verificate la soglia minima di spesa. Sotto una certa cifra molti bandi non ammettono la domanda, indipendentemente dalla bontà del progetto.
- Usate una piattaforma di monitoraggio bandi per non perdere le finestre di apertura, spesso brevi e non sempre coincidenti tra una regione e l’altra.
Un esempio utile per capire come si articolano queste condizioni è l’Avviso “Valore Artigiano” della Regione Lazio, che nel 2026 prevede contributi a fondo perduto con una dotazione di 2.400.000 euro. Il bando richiede una spesa ammissibile minima di 5.000 euro, impone che l’impresa abbia sede operativa nel Lazio e vincola il beneficiario a non delocalizzare l’attività o i beni agevolati per un periodo di tre anni dall’erogazione. Questo tipo di clausola, comune a molti avvisi regionali, va letta con attenzione prima di presentare domanda: un artigiano che prevede di trasferire l’attività o vendere il macchinario acquistato entro il periodo di vincolo rischia la revoca del contributo, anche a distanza di anni dall’erogazione.
La lezione che si può trarre dal caso Lazio vale per qualunque regione: i bandi territoriali non sono varianti locali delle misure nazionali, ma strumenti con logica propria, spesso più stringenti su requisiti di sede e più generosi in termini di aliquota di contributo. Vale la pena consultare anche esempi di bandi già strutturati, come il Credito Futuro Marche, che combina liquidità e investimenti tramite i confidi locali, per farsi un’idea della varietà di formule adottate dalle diverse amministrazioni.
Quali documenti servono per candidarsi a un bando?
La maggior parte delle esclusioni nei bandi per artigiani non deriva da progetti deboli, ma da carenze documentali che si potevano evitare con un controllo preventivo. Preparare la documentazione prima dell’apertura del bando, e non dopo, fa spesso la differenza tra chi riesce a candidarsi in tempo e chi resta fuori per pochi giorni.
I documenti amministrativi di base che quasi ogni bando richiede sono:
- Iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, in corso e senza procedure concorsuali pendenti.
- DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) in corso di validità, che attesta la regolarità dei versamenti INPS e INAIL: molti bandi lo richiedono aggiornato al momento della domanda, non a quello della graduatoria.
- Coerenza tra codice ATECO e progetto presentato: se l’investimento riguarda un’attività diversa da quella dichiarata come prevalente, occorre spesso una nota tecnica che ne motivi la pertinenza.
- Visure cameriali aggiornate e, dove richiesto, attestazioni di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane.
- Posizione INPS e INAIL regolare, verificabile tramite i medesimi canali del DURC.
Oltre ai documenti amministrativi, quasi tutti i bandi chiedono una documentazione tecnica che descriva concretamente il progetto: preventivi dettagliati dei fornitori, un cronoprogramma delle fasi di realizzazione e, per gli importi più elevati, un business plan sintetico che illustri la sostenibilità economica dell’investimento. I Centri di Assistenza Tecnica alle imprese artigiane (CATA) offrono proprio questo tipo di supporto: check-up aziendali, assistenza nella redazione del business plan e monitoraggio delle scadenze, un servizio spesso gratuito o a costo contenuto per gli iscritti alle associazioni di categoria.
Un consiglio: tenete sempre pronto un fascicolo digitale con visure, DURC, deleghe firmate, preventivi e scheda tecnica del progetto già aggiornati. Molti bandi regionali si aprono con pochi giorni di preavviso o funzionano a sportello, e chi ha la documentazione pronta guadagna un vantaggio reale su chi deve raccoglierla da zero.
Quali spese finanziano davvero i bandi per artigiani?
Le voci di spesa ammissibili variano da bando a bando, ma alcune categorie ricorrono in quasi tutte le misure dedicate all’artigianato, ed è utile conoscerle prima di impostare il preventivo.
Le spese più frequentemente ammesse sono:
- Macchinari e beni strumentali nuovi, dai centri di lavoro CNC agli impianti di produzione, spesso la voce più consistente nei bandi tipo Nuova Sabatini.
- Software e licenze, incluse suite gestionali, sistemi di fatturazione elettronica avanzata e strumenti di progettazione CAD/CAM.
- Opere edili e impiantistiche collegate direttamente all’investimento produttivo, ad esempio l’adeguamento di un capannone per ospitare un nuovo macchinario.
- Progettazione e collaudo, comprese le perizie tecniche necessarie per l’installazione di impianti complessi.
- Consulenze tecniche specialistiche, quando funzionali alla realizzazione del progetto.
Per i progetti di digitalizzazione, molti bandi ammettono anche servizi cloud, licenze software as a service e consulenze per l’implementazione di sistemi digitali, quando esplicitamente previsti dal regolamento del bando. Un esempio concreto di come i servizi digitali possano rientrare tra le spese finanziabili è il bando per il sostegno alla domanda di servizi di cloud computing e cyber security, che copre proprio questa categoria di investimento immateriale. Per i progetti orientati alla transizione ecologica, invece, rientrano tipicamente gli impianti a fonti rinnovabili e le tecnologie a basso consumo energetico.
Restano generalmente escluse le spese sostenute prima della presentazione della domanda (con alcune eccezioni previste espressamente dal bando), l’IVA quando recuperabile, i beni usati e le spese di gestione ordinaria non collegate a un investimento specifico. La regola pratica più utile è questa: il regolamento del bando, non il buon senso, decide cosa è ammissibile. Ogni avviso ha un articolo dedicato alle spese ammesse ed escluse, e va letto integralmente prima di predisporre i preventivi, perché due bandi apparentemente simili possono trattare la stessa voce di spesa in modo opposto.
Come si presenta la domanda passo dopo passo?
Una candidatura solida segue una sequenza precisa che riduce drasticamente il rischio di esclusione per motivi puramente formali, il tipo di errore più frustrante perché evitabile con un minimo di organizzazione.
- Verificate i prerequisiti di ammissibilità. Controllate iscrizione al Registro delle Imprese, codice ATECO, dimensione aziendale e requisiti specifici del bando prima di investire tempo nella preparazione del progetto.
- Raccogliete la documentazione di base. Visure aggiornate, DURC, posizione INPS e INAIL regolare: fatelo con almeno due o tre settimane di anticipo rispetto alla scadenza prevista.
- Redigete il progetto tecnico. Descrivete l’investimento, i preventivi dei fornitori, il cronoprogramma delle fasi e, se richiesto, il business plan sintetico con le ricadute economiche previste.
- Effettuate un controllo incrociato finale su DURC e visure. Un DURC scaduto anche di un solo giorno alla data di invio è tra le prime cause di esclusione automatica.
- Predisponete già la struttura per la rendicontazione. Organizzate cartelle e nomenclature dei documenti in modo da poter dimostrare rapidamente le spese sostenute una volta ottenuto il contributo.
- Inviate la domanda e attivate un follow-up. Segnate la data di invio, conservate la ricevuta di trasmissione e verificate periodicamente lo stato della pratica sulla piattaforma telematica del bando.
Per i bandi a click day o a sportello con dotazione limitata, la preparazione anticipata pesa ancora di più. Molti gestori consigliano di effettuare una simulazione di invio (una compilazione di prova sulla piattaforma, quando disponibile) nei giorni precedenti l’apertura, per familiarizzare con i campi richiesti ed evitare rallentamenti dell’ultimo minuto dovuti a upload di file nel formato sbagliato o a certificati non ancora firmati digitalmente.
Un consiglio: conservate tutta la documentazione di candidatura, comprese le ricevute di invio telematico, per almeno cinque anni dall’erogazione del contributo. I controlli documentali su contributi a fondo perduto possono arrivare anche a distanza di tempo, e non sempre l’ente erogatore avvisa con largo anticipo.
Le piattaforme telematiche regionali e ministeriali richiedono spesso SPID o CNS per l’accesso e firma digitale per alcuni allegati: verificate questi requisiti tecnici con qualche giorno di margine, perché l’attivazione di una firma digitale non è istantanea.
Come vengono valutate le domande e perché vengono escluse?
Le commissioni istruttorie valutano le domande su criteri che, salvo eccezioni, tendono a ripetersi da un bando all’altro: coerenza tra progetto e attività dichiarata, impatto economico e occupazionale dell’investimento, grado di innovazione tecnologica e sostenibilità economica e ambientale della proposta. Un progetto che dimostra una crescita misurabile, anche modesta, in termini di fatturato o efficienza produttiva tende a essere valutato meglio di un investimento descritto in modo generico.
Ciò che pesa maggiormente in fase di istruttoria è quasi sempre la coerenza interna del progetto: un investimento in un macchinario 4.0 accompagnato da una descrizione chiara di come cambierà il processo produttivo, e non solo l’elenco delle caratteristiche tecniche del bene acquistato, ottiene punteggi più alti. Le commissioni cercano continuità logica tra ciò che l’impresa fa oggi, ciò che vuole ottenere e come l’investimento richiesto ci arriva.
Gli errori che causano esclusione, invece, sono quasi sempre di natura formale, e proprio per questo evitabili:
- DURC scaduto o irregolare alla data di presentazione della domanda.
- Firma digitale mancante o non valida su documenti che la richiedono espressamente.
- Spese sostenute prima della data di apertura del bando, quando il regolamento non lo consente.
- Incoerenza tra codice ATECO e oggetto dell’investimento, senza una nota tecnica che ne spieghi la pertinenza.
- Superamento dei limiti previsti dal regime “de minimis” o di altri massimali di aiuto cumulabile, spesso trascurato da chi ha già ricevuto altri contributi nello stesso periodo.
Verificare la coerenza tra ATECO e progetto prima dell’invio, con un’eventuale breve nota tecnica di accompagnamento, riduce sensibilmente il rischio di rigetto per questo motivo specifico.
Cosa succede fiscalmente dopo aver ricevuto il contributo?
Un contributo a fondo perduto non è un incasso a rischio zero dal punto di vista fiscale: comporta obblighi che vanno pianificati prima di considerare chiusa la pratica. Il trattamento fiscale dei contributi varia in base alla natura del bando, al regime contabile dell’impresa e alla tipologia di spesa finanziata, quindi va sempre verificato con il proprio commercialista o consulente fiscale prima di registrare l’operazione in contabilità.
Alcuni punti restano comuni a gran parte delle misure:
- Vincoli di mantenimento del bene agevolato. Molti bandi, come l’Avviso “Valore Artigiano” del Lazio, impongono di non delocalizzare o cedere il bene finanziato per un periodo minimo, in quel caso tre anni dall’erogazione.
- Obbligo di rendicontazione puntuale. Le spese devono corrispondere esattamente ai preventivi presentati in fase di domanda, salvo variazioni autorizzate espressamente dall’ente erogatore.
- Conservazione documentale prolungata. Fatture, bonifici e documentazione di collaudo vanno conservati per tutto il periodo di vincolo e, spesso, anche oltre.
Sul fronte previdenziale, la circolare INPS del 9 febbraio 2026, n. 14 fissa l’aliquota contributiva per gli iscritti alla Gestione artigiani al 24% per il 2026, con un contributo annuo minimo che si attesta a circa 4.521,36 euro. Questo dato non riguarda direttamente il bando in sé, ma è un elemento utile per il bilancio aziendale: un artigiano che riceve un contributo a fondo perduto per un investimento dovrebbe considerare anche l’impatto dei contributi previdenziali obbligatori nella pianificazione della liquidità dell’anno successivo, evitando di destinare tutta la cassa disponibile al solo cofinanziamento del progetto.
Come Finanzia supporta la candidatura ai bandi per artigiani
Trovare il bando giusto tra decine di misure nazionali e regionali attive contemporaneamente è, nella pratica, il primo ostacolo che un artigiano incontra. Finanzia affronta questo problema con un sistema di matching automatico che confronta il profilo dell’impresa, a partire da partita IVA e codice ATECO, con gli obiettivi di investimento dichiarati, per segnalare solo i bandi effettivamente compatibili.
Il funzionamento operativo si basa su tre elementi:
- Matching automatico per ATECO e obiettivi di investimento, che riduce il tempo speso a scorrere bandi non pertinenti al proprio settore o alla propria regione.
- Documentazione precompilata, che semplifica la raccolta dei dati anagrafici e tecnici richiesti dalle piattaforme telematiche dei bandi.
- Supporto di consulenti esperti nella fase di candidatura, utile in particolare per bandi con requisiti tecnici complessi o scadenze ravvicinate.
L’effetto pratico di questo approccio è duplice: si riduce il tempo dedicato alla ricerca manuale dei bandi, disperso tra portali regionali, CCIAA e comunicati ministeriali, e si abbassa il rischio di errori formali che portano all’esclusione, proprio quelli descritti nei paragrafi precedenti su DURC, ATECO e scadenze. Per un’impresa artigiana con risorse amministrative limitate, spesso un solo titolare che si occupa di produzione e burocrazia insieme, questo tipo di supporto pesa più della semplice comodità: significa non perdere una finestra di candidatura per un dettaglio recuperabile con un controllo preventivo.
Perché puntare ora su digitalizzazione e Industria 4.0
I progetti che ottengono i punteggi migliori nelle istruttorie non sono quelli con il macchinario più costoso, ma quelli che collegano l’investimento tecnologico a un cambiamento organizzativo reale. Un centro di lavoro CNC acquistato per sostituire una lavorazione manuale, accompagnato da una descrizione di come cambierà il flusso produttivo e i tempi di consegna, comunica alla commissione istruttoria una coerenza che un elenco di specifiche tecniche non trasmette.
Questo vale ancora di più per i progetti che uniscono macchinari 4.0 a percorsi di innovazione di processo o di design: collegare l’investimento fisico a un obiettivo organizzativo, come la riduzione degli scarti o l’apertura a nuove commesse, aumenta la coerenza complessiva del progetto agli occhi di chi valuta la domanda.
Il consiglio strategico più utile per un’impresa artigiana è integrare la candidatura ai bandi nella pianificazione aziendale ordinaria, non trattarla come un’opportunità isolata da rincorrere all’ultimo momento. Chi programma con un anno di anticipo l’acquisto di un macchinario, verificando in parallelo quali misure nazionali e regionali potrebbero coprirne parte del costo, arriva alla scadenza del bando con documentazione pronta e un progetto già maturo, invece di improvvisare una candidatura nelle ultime settimane utili.
— Ufficio
Come iniziare con Finanzia: piani e consulenza per artigiani
Le imprese artigiane che vogliono passare dalla ricerca dispersiva a un metodo strutturato possono farlo attraverso i piani pensati da Finanzia per chi cerca finanza agevolata in modo continuativo. Il Piano Impresa è pensato per le aziende che vogliono attivare il matching automatico tra il proprio profilo e i bandi compatibili, mentre chi si affida a un consulente di finanza agevolata può accedere a un account professionale dedicato per gestire più pratiche contemporaneamente.

A differenza dei cataloghi generici di bandi, dove bisogna leggere decine di avvisi per capire quali riguardano davvero la propria attività, il sistema di Finanzia parte dal profilo aziendale, partita IVA e codice ATECO compresi, per segnalare solo le opportunità realmente compatibili. Dopo l’iscrizione, l’impresa riceve la lista dei bandi in linea con il proprio profilo, accede alla documentazione precompilata per accelerare la candidatura e può richiedere il supporto di consulenti esperti per le fasi più delicate della pratica. Chi vuole partire da subito può consultare i bandi di finanza agevolata attivi e verificare in pochi minuti quali misure sono compatibili con la propria attività artigiana, oppure richiedere direttamente una consulenza per la candidatura.
Dove verificare bandi e normative aggiornate
Le fonti ufficiali restano il punto di riferimento più affidabile per non basare una candidatura su informazioni superate. Il comunicato del MIMIT sul nuovo Fondo per le imprese artigiane resta la fonte primaria per requisiti e dotazione della misura nazionale. Per i bandi regionali, il testo integrale dell’Avviso “Valore Artigiano” del Lazio mostra come sono strutturate le clausole di ammissibilità territoriale. La circolare INPS n. 14 del 2026 chiarisce aliquote e contributi minimi da considerare nel bilancio aziendale.
Per la ricerca continua, i portali regionali come quello della Regione Piemonte e le pagine dedicate delle Camere di Commercio restano aggiornati con cadenza regolare, mentre i CATA offrono supporto diretto nella lettura dei bandi più complessi.
Quando consultate un avviso, controllate sempre tre sezioni: i requisiti di ammissibilità, l’elenco delle spese ammesse ed escluse e la timeline con le scadenze di presentazione. Verificate inoltre la data di pubblicazione del documento e l’eventuale presenza di integrazioni o rettifiche successive, spesso pubblicate separatamente rispetto al bando originario.
Fonti
- Mimit: via libera nel dl fiscale al nuovo Fondo per le imprese artigiane
- Avviso ‘Valore Artigiano’ — Lazio (DD_G08851_26_06_2026_Bando.pdf)
- INPS: Gestioni artigiani e commercianti: i contributi per il 2026
Domande frequenti
Quali finanziamenti sono disponibili per gli artigiani in Italia?
Gli strumenti principali sono il Fondo del MIMIT per le imprese artigiane, la Nuova Sabatini per l’acquisto di macchinari, il Bando ISI dell’INAIL per la sicurezza sul lavoro e numerosi bandi regionali dedicati a digitalizzazione e investimenti produttivi. A questi si aggiungono voucher digitali e bandi FESR regionali quando disponibili nel proprio territorio.
Quali sono i bonus per gli artigiani nel 2026?
Non esiste un bonus unico, ma un insieme di misure che cambia per regione e settore: il Fondo MIMIT copre gli anni 2027 e 2028 con una dotazione di 50 milioni di euro, mentre le regioni pubblicano avvisi propri come “Valore Artigiano” nel Lazio. Conviene attivare un monitoraggio continuo, perché le finestre di apertura variano da bando a bando.
Cosa sono i 25.000 euro a fondo perduto?
Non esiste una misura nazionale unica che garantisca un ammontare fisso a fondo perduto a tutte le imprese artigiane: gli importi variano per bando, dotazione disponibile e percentuale di contributo ammessa sulla spesa. Alcuni avvisi regionali o di categoria possono prevedere limiti massimi, ma va sempre verificato il regolamento specifico del bando di riferimento.
Quali sono i bandi europei per il fondo perduto nel 2026?
I fondi europei arrivano agli artigiani soprattutto tramite i Programmi Regionali FESR 2021-2027, gestiti a livello regionale con bandi dedicati a digitalizzazione, efficienza energetica e fonti rinnovabili. Un esempio è il bando dell’Emilia-Romagna sulle fonti rinnovabili nelle imprese, che mostra come i fondi europei si traducano in misure operative a livello locale.
Quanto costa usare Finanzia per trovare bandi compatibili?
Il Piano Impresa di Finanzia ha un costo di 20 € al mese e include il matching automatico tra profilo aziendale e bandi disponibili, come indicato sulla pagina dedicata. Le startup innovative possono accedere a un account gratuito, mentre i prezzi per commercialisti e consulenti sono disponibili direttamente sul sito.
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