CUP e CIG nei progetti: cosa sono, differenze e come richiedere il CUP
Il CUP (Codice Unico di Progetto) identifica un progetto di investimento pubblico, mentre il CIG (Codice Identificativo di Gara) identifica una procedura di affidamento di un contratto pubblico: il primo accompagna l’intero ciclo di vita dell’intervento, il secondo il singolo contratto o lotto. Nei paragrafi che seguono si illustrano la natura dei due codici, i progetti per i quali il CUP è obbligatorio, i soggetti tenuti a richiederlo, la procedura di richiesta nel Sistema CUP e gli adempimenti che ricadono sulle imprese beneficiarie di agevolazioni pubbliche, a partire dall’indicazione del CUP nelle fatture elettroniche.
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In breve
- Il CUP è un codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico; il CIG è un codice di 10 caratteri che identifica una procedura di affidamento.
- Il CUP è obbligatorio per i progetti di spesa per lo sviluppo finanziati con risorse pubbliche; gli atti che dispongono finanziamenti pubblici privi del CUP sono nulli.
- La richiesta del CUP spetta al soggetto titolare del progetto e si effettua online nel Sistema CUP, previo accreditamento.
- L’impresa beneficiaria di un incentivo, di norma, non genera il CUP, ma lo riceve dall’amministrazione concedente e deve riportarlo su fatture, quietanze e rendicontazione.
- Dal 1° giugno 2023 le fatture relative a beni e servizi oggetto di incentivi pubblici alle attività produttive devono riportare il CUP.
Indice
- Che cos’è il CUP e a cosa serve
- Che cos’è il CIG
- Differenze tra CUP e CIG
- Per quali progetti è obbligatorio il CUP
- Chi deve richiedere il CUP
- Come richiedere il CUP: la procedura
- Il CUP per le imprese beneficiarie di agevolazioni
- Dove si trovano il CUP e il CIG
- Il punto di vista di Finanzia
- Domande frequenti
- Fonti
Che cos’è il CUP e a cosa serve
Il Codice Unico di Progetto è, secondo la definizione del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, una stringa alfanumerica di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico e costituisce lo strumento cardine del monitoraggio degli investimenti pubblici e della trasparenza dei flussi finanziari. Il codice accompagna il progetto dalla decisione di finanziamento fino alla conclusione e rimane registrato nella banca dati del Sistema CUP anche dopo la chiusura del progetto.
Sotto il profilo normativo, si richiamano i seguenti riferimenti:
- Legge 16 gennaio 2003, n. 3, che ha introdotto l’obbligo del CUP per ogni progetto di investimento pubblico;
- Articolo 41 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, che ha rafforzato l’obbligo stabilendo la nullità degli atti amministrativi che dispongono finanziamenti pubblici in assenza del CUP;
- Codice dei contratti pubblici, che figura tra i riferimenti del quadro normativo del Sistema CUP.
Un elemento distintivo del CUP è la sua stabilità: la stringa alfanumerica non varia durante la realizzazione del progetto, anche qualora mutino le informazioni del cosiddetto corredo informativo (costo, fonti di finanziamento, tempi).
Quando un progetto è “di investimento pubblico”
Secondo le deliberazioni CIPE richiamate tra i riferimenti normativi, un progetto di investimento pubblico è caratterizzato dalla compresenza di quattro elementi:
- un decisore pubblico;
- l’utilizzo di risorse pubbliche, anche solo in parte;
- un obiettivo di sviluppo economico o sociale;
- un orizzonte temporale definito.
Il CUP è associato al singolo progetto finanziato, che costituisce, come chiarito nelle FAQ di Italia Domani, l’unità minima di rilevazione delle informazioni anagrafiche, finanziarie e procedurali.
Che cos’è il CIG
Il Codice Identificativo di Gara è una sequenza di dieci caratteri alfanumerici attribuita dall’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, a ciascuna procedura di affidamento di un contratto pubblico o a ciascun lotto. La sua funzione principale è la tracciabilità dei flussi finanziari relativi ai contratti pubblici, unitamente alla vigilanza e alla pubblicità delle procedure.
Il CIG è richiesto dalla stazione appaltante al momento dell’avvio della procedura di affidamento e deve essere riportato negli atti di gara, nel contratto, nei pagamenti e nelle fatture emesse dal fornitore. Nelle fatture elettroniche destinate alle pubbliche amministrazioni, l’Agenzia delle Entrate precisa che va indicato il CIG, salvo i casi di esclusione dall’obbligo di tracciabilità, e il CUP per le fatture relative a opere pubbliche; le fatture prive dei codici, ove previsti, non possono essere pagate.

Differenze tra CUP e CIG
I due codici non sono alternativi, ma complementari: un medesimo progetto, identificato da un solo CUP, può comprendere più contratti, ciascuno con il proprio CIG. Si pensi alla riqualificazione di un edificio scolastico: il progetto riceve un CUP, mentre l’affidamento della progettazione, quello dei lavori e quello della fornitura degli arredi possono dare luogo a tre distinti CIG, tutti riconducibili allo stesso CUP.
| Elemento | CUP (Codice Unico di Progetto) | CIG (Codice Identificativo di Gara) |
|---|---|---|
| Oggetto identificato | Progetto di investimento pubblico | Procedura di affidamento o singolo lotto |
| Lunghezza | 15 caratteri alfanumerici | 10 caratteri alfanumerici |
| Sistema di riferimento | Sistema CUP del DIPE | Banca dati dell’ANAC |
| Soggetto che lo richiede | Titolare del progetto | Stazione appaltante |
| Finalità principale | Monitoraggio degli investimenti pubblici | Tracciabilità e vigilanza sui contratti pubblici |
| Rapporto tra i codici | Uno per progetto | Uno o più per ciascun progetto |
| Riguarda anche le imprese private | Sì, se beneficiarie di incentivi pubblici | Sì, se fornitrici della pubblica amministrazione |
In sintesi, il CIG traccia un contratto pubblico, il CUP monitora un progetto di investimento pubblico, ivi compresi gli incentivi alle imprese.
Per quali progetti è obbligatorio il CUP
Il CUP è richiesto per i progetti di spesa per lo sviluppo che coinvolgono risorse o patrimonio pubblico. Rientrano, in particolare, nelle seguenti categorie:
- lavori pubblici, quali la realizzazione, la ristrutturazione o la manutenzione straordinaria di opere e infrastrutture;
- incentivi alle attività produttive, ossia contributi, finanziamenti agevolati e altre forme di aiuto concesse alle imprese;
- acquisto o realizzazione di beni e servizi finalizzati allo sviluppo, come i servizi di formazione, ricerca o consulenza;
- partecipazioni al capitale sociale di imprese da parte di soggetti pubblici.
Non rientrano invece negli ambiti di applicazione della normativa, come chiarito nelle risposte ai quesiti del webinar IFEL-ANCI sulla riforma del CUP, l’acquisto di beni di consumo e quello di beni destinati alla mera sostituzione. Nello stesso documento si precisa che la distinzione tra acquisto e realizzazione di servizi dipende dalla decisione dell’ente pubblico e che, in entrambi i casi, il CUP è richiesto dall’ente.
Il CUP cumulativo
In determinati casi è ammesso un unico codice per una pluralità di interventi. Il CUP cumulativo può essere richiesto esclusivamente per progetti di concessione di aiuti che presentino tutte le seguenti condizioni:
- destinatari diversi da unità produttive;
- assenza di finanziamenti comunitari;
- definizione dei progetti con un unico atto;
- riferimento a un solo settore economico beneficiario.
Chi deve richiedere il CUP
La responsabilità della richiesta è attribuita al soggetto titolare del progetto di investimento pubblico, al quale compete l’attuazione degli interventi. In particolare:
- per i lavori pubblici, il CUP è richiesto dalla stazione appaltante;
- per i progetti di ricerca, dall’ente pubblico che li realizza, anche nel caso in cui i fondi siano privati;
- per gli incentivi alle imprese, dall’amministrazione o dall’ente che concede l’agevolazione.
I soggetti responsabili possono delegare la richiesta a un altro ente pubblico, che opera in qualità di soggetto concentratore all’interno del Sistema CUP.
Come richiedere il CUP: la procedura
La richiesta del CUP si effettua esclusivamente online, attraverso l’area riservata del Sistema CUP. Prima di generare un codice è necessario ottenere l’abilitazione ad accedere al Sistema, secondo la procedura di accreditamento descritta nel manuale del Sistema CUP. Il procedimento si articola nelle fasi seguenti.
- Accreditamento dell’amministrazione e dell’utente. L’ente titolare individua l’utente di riferimento, che risponde dei dati trasmessi al Sistema; l’accreditamento è soggetto a verifiche e va pertanto avviato con congruo anticipo rispetto alle scadenze di finanziamento.
- Accesso all’area riservata. L’utente abilitato accede alla funzione di generazione del codice.
- Compilazione del corredo informativo. Si inseriscono i dati del progetto: natura e tipologia dell’intervento, settore, localizzazione, soggetto titolare, costo e fonti di finanziamento.
- Generazione del codice. Al termine della compilazione, il Sistema attribuisce automaticamente il CUP.
- Comunicazione del codice. Il CUP viene riportato nell’atto di finanziamento e comunicato ai soggetti coinvolti, compresi i beneficiari e i fornitori.
Per alcune iniziative il Sistema rende disponibili appositi template per la generazione guidata del codice, con campi già impostati; l’elenco aggiornato e i periodi di attivazione sono pubblicati sul portale OpenCUP.
CUP provvisorio e modifiche consentite
Quando i dati finanziari non sono ancora definitivi, è possibile generare un CUP provvisorio, riconoscibile dall’ultimo carattere “0”. Si tratta di una bozza utile nella fase iniziale, che non può essere utilizzata ufficialmente dopo l’avvio della realizzazione del progetto e deve quindi essere completata.
Una volta richiesto il codice, il corredo informativo non deve essere modificato, salvo che per correggere dati inseriti erroneamente e per comunicare la chiusura o la revoca del progetto. Per i progetti finanziati dal PNRR, il corredo informativo comprende inoltre dati specifici su tematica, sub-investimento e target.

Il CUP per le imprese beneficiarie di agevolazioni
Per un’impresa che ottiene un contributo o un finanziamento agevolato, il CUP non è un adempimento da avviare in proprio: il codice è generato dall’amministrazione concedente e, di norma, è riportato nel provvedimento di concessione o comunicato con esso. La circolare n. 1/2025 della Ragioneria Generale dello Stato collega l’obbligo di indicazione del CUP in fattura alla tracciabilità della spesa agevolata: l’impresa deve quindi procurarsi il codice tempestivamente e verificarne la corretta associazione alle fatture e alla rendicontazione.
Il CUP in fattura elettronica
Dal 1° giugno 2023, ai sensi dell’articolo 5, commi 6 e 7, del D.L. 13/2023, convertito dalla L. 41/2023, le fatture elettroniche relative all’acquisizione di beni e servizi oggetto di incentivi pubblici alle attività produttive erogati da una pubblica amministrazione devono riportare il CUP. Ne derivano alcune indicazioni operative:
- il CUP deve essere comunicato ai fornitori prima dell’emissione della fattura, preferibilmente già nell’ordine o nel contratto;
- il codice va inserito negli appositi campi previsti dal tracciato della fattura elettronica, non soltanto nella descrizione;
- se il fornitore non corregge una fattura priva del CUP o con un codice errato, il committente può integrarlo mediante il servizio di integrazione del CUP dell’Agenzia delle Entrate, disponibile nel portale Fatture e Corrispettivi;
- se il fornitore non è stabilito in Italia, secondo le FAQ della Regione Emilia-Romagna, il CUP va riportato sull’originale della fattura con scrittura indelebile;
- il CUP va apposto anche sulle quietanze di pagamento, quando lo strumento utilizzato consente di indicare una causale.
La mancata indicazione del codice può compromettere l’ammissibilità della spesa in sede di rendicontazione; le conseguenze specifiche sono disciplinate dal singolo bando, al quale occorre fare riferimento.
Programmazione della spesa e rendicontazione
La corretta gestione del CUP si inserisce in una più ampia pianificazione della spesa agevolata: individuare in anticipo le voci di costo finanziate, i fornitori coinvolti e i tempi di pagamento riduce il rischio di fatture non conformi. A tal fine risulta utile la predisposizione di un budget economico aziendale che distingua le spese coperte dall’agevolazione da quelle a carico dell’impresa, così da collegare ogni documento contabile al progetto e al relativo CUP.
Per le imprese che intendono individuare le agevolazioni compatibili con il proprio profilo, la piattaforma Finanzia confronta partita IVA, codice ATECO e obiettivi di investimento con i bandi di finanza agevolata pubblicati, segnalando le opportunità pertinenti, come i voucher camerali per la doppia transizione digitale ed energetica. Il Piano Impresa è disponibile a 20 € al mese, e la candidatura può essere seguita con il supporto di consulenti esperti. I commercialisti che gestiscono più clienti beneficiari dispongono dell’Account Studio professionale, che consente di monitorare scadenze e condividere documenti.
Dove si trovano il CUP e il CIG
Il reperimento dei codici dipende dal ruolo ricoperto nel progetto:
- impresa beneficiaria di un incentivo: il CUP è indicato nel provvedimento di concessione o nella comunicazione dell’ente erogatore; in mancanza, va richiesto al responsabile del procedimento;
- fornitore dell’impresa beneficiaria: il CUP deve essere comunicato dal cliente, che ne risponde ai fini della rendicontazione;
- fornitore della pubblica amministrazione: CIG ed eventuale CUP sono riportati negli atti di gara, nel contratto o nell’ordine;
- cittadini, professionisti e ricercatori: i dati dei progetti identificati da CUP sono consultabili sul portale OpenCUP, che pubblica in formato aperto le informazioni del Sistema CUP; i dati dei contratti identificati da CIG sono pubblicati dall’ANAC.
Il punto di vista di Finanzia
Nella nostra esperienza di supporto alle imprese che partecipano ai bandi, il CUP rappresenta uno degli adempimenti più frequentemente sottovalutati nella fase successiva alla concessione. Il codice accompagna ogni fattura, ogni pagamento e ogni rendiconto, e un’omissione nei primi acquisti può tradursi in attività di regolarizzazione onerose.
Riteniamo pertanto che la gestione del CUP debba essere impostata come parte integrante della pratica, sin dal momento in cui l’agevolazione è concessa: registrazione del codice nel fascicolo del progetto, comunicazione formale ai fornitori, verifica delle fatture in entrata prima del pagamento. Per questo motivo la nostra piattaforma riunisce in un unico spazio candidature, documenti e scadenze, e consente ai professionisti che assistono più imprese di seguire le pratiche in modo coordinato.
— Ufficio
Domande frequenti
È obbligatorio inserire CIG e CUP nella fattura elettronica?
Nelle fatture elettroniche verso la pubblica amministrazione va indicato il CIG, salvo le esclusioni dall’obbligo di tracciabilità, e il CUP per le fatture relative a opere pubbliche. Per le fatture relative a beni e servizi oggetto di incentivi pubblici alle imprese, il CUP è obbligatorio dal 1° giugno 2023.
Un’impresa privata può richiedere direttamente il CUP?
Di regola no: il CUP è richiesto dal soggetto titolare del progetto, che per gli incentivi è l’amministrazione concedente. L’impresa beneficiaria riceve il codice con il provvedimento di concessione e ha l’onere di riportarlo correttamente su fatture, quietanze e rendicontazione.
Che cosa si fa se una fattura è stata emessa senza CUP?
Occorre chiedere in primo luogo al fornitore la correzione della fattura. Se il fornitore non provvede, il committente può integrare il codice tramite il servizio dedicato dell’Agenzia delle Entrate nel portale Fatture e Corrispettivi.
Un CUP può cambiare durante il progetto?
No. La stringa alfanumerica resta invariata per tutta la durata del progetto, anche se cambiano costo, finanziamento o tempi. Il corredo informativo può essere modificato solo per correggere errori materiali o per comunicare la chiusura o la revoca del progetto.
Fonti
- Che cos’è il CUP, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica
- Cos’è il CUP, OpenCUP
- Normativa Sistema CUP
- Riferimenti normativi del Sistema CUP
- Attivazione e attuazione progettuale, FAQ Italia Domani
- CIG: cos’è e a cosa serve, Agenda Digitale
- Fatturazione elettronica PA, comunicazione ai fornitori, Agenzia delle Entrate
- Risposte ai quesiti, webinar IFEL-ANCI sulla riforma del CUP
- Come si usa il CUP
- Chi deve richiedere il CUP e per quali progetti
- Manuale del Sistema CUP
- Modalità di richiesta del CUP e modifiche consentite
- Circolare RGS n. 1/2025
- Guida al servizio di integrazione del CUP in fattura, Agenzia delle Entrate
- FAQ sull’apposizione del CUP, Regione Emilia-Romagna
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